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In merito all’indagine dell’Istat, la Cia mette in evidenza le gravi
difficoltà che incontrano gli italiani per “comporre” il menù
quotidiano. E il carrello s’alleggerisce: meno 3 per cento nel 2009. Gli
acquisti mensili per mangiare scendono a 461 euro per nucleo familiare.
Due famiglie su cinque costrette a “tagliare” la spesa alimentare, tre
su dieci comprano soltanto “promozioni”, sempre più frequenti nella
nostra catena distributiva; sei su dieci cambiano menù; una su dieci
rinuncia a pranzi e cene fuori dalle mura domestiche (ristoranti,
trattorie, tavole calde, fast food, pizzerie). E’ quanto evidenzia la
Cia-Confederazione italiana agricoltori che, in occasione della
presentazione del Rapporto Istat sulla povertà, anticipa i risultati di
un’indagine sui consumi che verrà presentata nelle prossime settimane.
Sono dati che dimostrano -afferma la Cia- le gravi difficoltà economiche
delle famiglie che si impoveriscono sempre di più. Sta di fatto che nel
2009 è diminuita del 3 per cento rispetto all’anno precedente la spesa
media per generi alimentari e bevande (461 euro al mese). In particolare
calano gli acquisti di pane e cereali, di carne, di oli e grassi, di
frutta e ortaggi, di zucchero, di caffè. Una tendenza negativa che si
riscontra anche dalle stime preliminari del primo semestre 2010. Solo
nel mese di aprile si è avuta una flessione dei consumi pari al 2 per
cento.
La spesa mensile per generi alimentari e bevande rappresenta, in media,
il 18,9 per cento di quella totale (il 16,4 per cento tra le famiglie
del Nord, il 24,4 per cento nel Mezzogiorno). La crisi economica ha,
comunque, spinto il 10,4 per cento delle famiglie -avverte la Cia- ad
acquistare generi alimentari presso gli hard-discount, percentuale in
netta crescita tra le regioni del Centro (dal 9,8 al 10,5 per cento). Il
supermercato -come risulta anche dall’ultima indagine Istat sui consumi-
si conferma, tuttavia, il luogo di acquisto prevalente (68,4 per cento),
soprattutto nel Centro-Nord (superiore al 70 per cento). Nel
Mezzogiorno, invece, il 76,9 per cento delle famiglie continua ad
acquistare presso il negozio tradizionale, con percentuali decisamente
superiori alla media per tutti i beni (pane, pasta, carne, pesce, frutta
e ortaggi).
Nella fotografia della Cia sui consumi alimentari, si rileva che la
famiglia italiana acquista con maggiore consapevolezza e attenzione al
prezzo, con l’obiettivo di spendere al meglio le sempre più esigue
risorse disponibili. Si cercano alternative più convenienti, si
rincorrono le promozioni, si compra in punti vendita dove gli stessi
prodotti si trovano a quotazioni più basse (appunto negli
hard-discount). Si guarda con interesse a saldi, sconti, offerte. E così
gli acquisti domestici continuano a scendere e il carrello della spesa
diventa ancora più povero.
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