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Nelle scorse settimane, con un decreto ministeriale (del 9 novembre
2007, n. 3388) firmato dal ministro delle Politiche Agricole e
Alimentari, Paolo De Castro, è nata la Commissione per la Ristorazione
Italiana nel Mondo.
Presidente della Commissione è il capo Dipartimento delle Politiche di
Sviluppo delle Politiche Agricole e Forestali Giuseppe Ambrosio. Vice
presidente vicario è Bartolo Ciccardini, ex parlamentare e presidente
dell'Associazione Ciao Italia.
Gli altri membri della Commissione sono Emilio De Piazza, presidente e
amministratore delegato di Buonitalia spa; Enzo Lino Stoppani,
presidente Fipe; Giuseppe Ferrarini, in rappresentanza di Ciao Italia,
che raggruppa l'Associazione Ristoratori Italiani nel Mondo; Massimo
Bigiali, presidente ORPI; Giuseppe Dell'Osso, presidente dell'Accademia
Italiana della Cucina e Gabriele Gasparro, esperto.
Della commissione fanno parte due parlamentari, la senatrice di Forza
Italia Antonella Rebuzzi, eletta nella ripartizione Europa, e il
senatore del Partito Democratico, Edoardo Pollastri, eletto nella
ripartizione America Meridionale.
Sorpresa ha destato negli ambienti della critica enogastronomica
l'immotivata esclusione dalla Commissione di un rappresentante
dell'associazione Gvci. Il Gruppo dei cuochi italiani all'estero (Gvci),
presieduta da Mario Caramella, Executive Chef al Bali Hyatt di Bali in
Indonesia, è una realtà viva e ampiamente rappresentativa dei
ristoratori italiani nel Mondo con la presenza di oltre settecento
cuochi in 71 Paesi e Stati nei 5 Continenti.
I membri dell'associazione GVCI sono infatti cuochi italiani che
lavorano all'estero in hotel o ristoranti di pregio (da Buenos Aires a
Melbourne; da Sydney alla Polinesia francese; da Pechino a Dubai; da
Beirut a New York, etc) con figure professionali che spaziano tra
sous-chef, chef de cuisine, executive sous-chef, executive chef, General
Manager, F&B director, restaurant manager nonchè proprietari e gestori
di ristoranti.
Quindi una realtà ampia e diversificata che dal 2001, anno di
costituzione del gruppo, è impegnata a disegnare il futuro della cucina
italiana all'estero. Un futuro fatto di confronti on-line fra colleghi
ma, soprattutto, impegnati alla valorizzazione dei prodotti made in
Italy e per una cucina "vera" nella quale tradizione, tecnica e grandi
materie prime procedono di pari passo.
Il Gvci ha svolto inoltre anche due Congressi in Italia, a Parma e
Torino, alla presenza di autorità politiche ed esponenti dell'ICE. Non
c'èrano quindi motivi per escluderla da una tale commissione
ministeriale.
INformaCIBO si augura che, in attesa dell'insediamento ufficiale della
Commissione, il ministro De Castro voglia al più presto rimediare alla
dimenticanza e inserire nella “squadra” anche un rappresentante del GVCI.
Questa scelta sarà tanto più importante e necessaria di fronte alle
numerose battaglie che attendono la ristorazione italiana all'estero:
l'affermazione della qualità dei nostri prodotti contro i falsi e i vari
taroccamenti; la valorizzazione del cibo e dell'agroalimentare italiano
e, non ultimo impegno, bisogna studiare e affrontare con competenza e
serietà la tanto discussa “istituzione di un segno di riconoscimento del
vero Ristorante Italiano” (perché il famigerato “bollino blu” e il
marchio “Ristorante Italiano” -nato per iniziativa della vecchia
gestione di Buonitalia-, ha fatto ormai il suo tempo!), abbandonando,
nel settore della qualità della ristorazione italiana all'estero,
favoritismi e facilonerie.
Un lavoro che dovrà mettere in campo tutte le energie disponibili.
Cosa ne pensa al riguardo il ministro De Castro e il Presidente di
Buonitalia De Piazza?.
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